In questa sezione OPI Verona intende condividere con tutti gli iscritti le analisi e le conseguenti proposte formulate ed inoltrate alla FNOPI su alcuni rilevanti tematiche riguardanti la professione. Le note, oltre che delineare schematicamente la questione, intendono offrire degli spunti di riflessione oltre che proposte concrete d’intervento su temi sempre riconducibili alle materie che interessano la professione e sulle quali la Legge conferisce agli OPI la possibilità di dare un contributo.
RSA REQUISITI ACCREDITAMENTO
Nota del 3/7/2025
In seguito alla risposta della FNOPI, si sono formulate, con un’ulteriore nota, gli interventi che si suggeriscono di mettere in atto il prima possibile.
Una presa in carico “politica” della questione attraverso una urgente e ferma interlocuzione con la Conferenza Stato-Regione, che dovrà esprimere un parere sulla bozza del decreto ministeriale. L’importante rete di rapporti istituzionali, di cui la FNOPI può vantare, risulta essere un fondamentale strumento per ottenere il risultato auspicabile di far espungere e modificare il decreto in parola, come di seguito rappresentato:

REQUISITI DI ACCREDITAMENTO DELLE RSA
Nota del 5/6/2025
Con questa nota si è chiesto un intervento politico urgente sulla bozza di decreto relativo ai requisiti minimi delle RSA. La bozza di decreto formulata dal Ministero della Salute introduce come indispensabile la presenza del medico nelle RSA con funzioni sovrapponibili a quelle delle Direzioni Sanitarie delle strutture del SSN. Ciò ci è risultato particolarmente penalizzante, oltre che immotivato, per la professione infermieristica. Infatti, oggi nel Veneto questa figura non esiste e quindi verrebbero compromesse delle organizzazioni dove l’infermiere con laurea magistrale assicura la funzione igienico organizzativa-direzionale. Ma ancora di più precluderebbe il futuro ai nostri laureati magistrali o ai colleghi con esperienza gestionale spendibile in queste strutture.
Ecco in sintesi le proposte formulate:
Sulla stampa specializzata è stata pubblicata la bozza del DM relativo a quanto in oggetto e con la presente si vuole – con urgenza- evidenziare che tra i requisiti organizzativi irrinunciabili si introduce la presenza di un “responsabile medico di struttura”. Tale requisito, una volta approvato il decreto, diventerà cogente per tutte le strutture pubbliche e private in parola per il processo di accreditamento e quindi per la contrattualizzazione delle prestazioni assistenziali. Ciò rappresenta una profonda ed evidente involuzione rispetto all’attuale assetto organizzativo di queste strutture che in molte regioni (Veneto, Friuli Venezia Giuli, Marche, Piemonte, Toscana1) non associano la responsabilità gestionale, igienico- organizzativa della struttura con la figura del medico. La questione non ha solo una valenza occupazionale, ma più profondamente come intendiamo dovranno in futuro essere questi luoghi di assistenza e cura che sono destinati ad aumentare.
Questa degenerazione oltre che condizionare il loro futuro rischia di compromettere anche gli sforzi di tanti nostri colleghi che hanno cercato di plasmarle sulla base dei reali bisogni assistenziali e di salute dei futuri residenti delle stesse RSA. Considerando che la bozza di decreto è stata inviata alla Conferenza Stato Regioni per il previsto parere, si chiede di valutare quanto rappresentato per stimare la possibilità di attivare – sulla base delle nostre prerogative istituzionali- quanto possibile per eliminare il requisito dell’afferenza medica (esclusiva!!) della funzione igienica, organizzativa e gestionale (Allegato. Pag. 7/14).
ACCORDO PANDEMICO GLOBALE
Nota del 23/5/2025
La nota è stata formulata dopo che il nostro Paese all’Assemblea dell’OMS si è astenuto dall’appoggiare l’accordo pandemico globale, votata da quasi tutti i Paesi. Noi abbiamo suggerito di utilizzare lo strumento della mozione per manifestare la nostra voce sul tema in parola, come tra l’altro ha fatto la stessa FNOMCEO. In sintesi, si è supportato quanto in parola con le seguenti considerazioni:
“……. considerando l’esperienza passata, che sembra totalmente dimenticata, della crisi pandemica. È forse necessario ricordare quanto fondamentale sia un intervento globale in simili situazioni per salvare vite di cittadini e di infermieri. L’astensione espressa, all’accordo ricordato, dal nostro Paese, risulta inconcepibile agli occhi dell’esperienza vissuta, di cui gli infermieri sono stati importanti protagonisti e della conoscenza. Si è notato che istituzioni, con le pari nostre finalità istituzionali, hanno formulato e diffuso una mozione con lo scopo di invitare l’esecutivo ad “una ulteriore riflessione, anche al fine di una rivalutazione delle posizioni assunte, nonché di avviare un confronto con i rappresentanti istituzionali della Professione su queste tematiche, che incidono prepotentemente sulle modalità di esercizio professionale”. Pensiamo che sarebbe molto utile al Paese una convergenza di tutte le professioni sanitarie su queste posizioni, che esprimono un parere “tecnico”, per decisioni che potrebbero impattare pesantemente con la nostra attività professionale”.
LA CENTRALITA’ DEL PROFILO PROFESSIONALE NELLA TUTELA DELLA PROFESSIONE
Nota del 13/2/2025
La nota ha preso spunto dalla risposta della FNOPI alla richiesta di un OPI relativamente alla possibilità dell’assistente sanitario di effettuare le vaccinazioni.
Nella risposta la FNOPI sosteneva l’importanza di mettere in primo piano la competenza rispetto al profilo. La questione non risulta secondaria e per motivare la nostra assoluta contrarietà a questa impostazione, abbiamo illustrato quello che è successo nella Regione Veneto con la DGR n. 521 del 14 maggio 2024 recante: Approvazione delle Linee di indirizzo regionali per l’aggiornamento dell’organizzazione dell’attività vaccinale. Con il predetto atto la Regione ha regolamentato l’organizzazione della seduta vaccinale declinando nell’operatività la responsabilità dell’Infermiere e dell’Assistente Sanitario. Nell’allegato A del provvedimento risulta chiarissimo il ruolo marginale/ancillare dell’infermiere rispetto all’assistente sanitario nella gestione dell’intero processo in parola. Ancora, in attuazione della predetta DGR, con DECRETO DEL DIRETTORE DELLA DIREZIONE PREVENZIONE, SICUREZZA ALIMENTARE, VETERINARIA n. 54 del 23 ottobre 2024, viene istituito il Comitato scientifico per la formazione regionale in ambito vaccinale, di cui alla DGR n. 521 del 14/05/2024. In buona sostanza si istituisce l’organismo che sovraintenderà all’attività formativa vaccinale e la sua composizione risulta emblematica: medici specialisti, professori universitari e quattro assistenti sanitari (su un totale di 12 componenti, gli altri tutti medici). Non è contemplata la presenza di nessun infermiere a prova del loro ruolo considerato insignificante, dagli estensori del provvedimento. Tutto questo nonostante che nella pratica, in moltissime situazioni, sia ancora oggi l’infermiere il riferimento formativo degli stessi assistenti sanitari.
Quello che è successo appare molto chiaro: una competenza esclusiva, indiscutibilmente infermieristica, è stata prima condivisa con gli assistenti sanitari per poi essere riconosciuta solo a questi ultimi, tanto che gli infermieri devono essere “designati” alla pratica vaccinale e solo in assenza degli assistenti sanitari potranno essere impiegati nelle sedute vaccinali. Al di là degli aspetti legati al depauperamento del “profilo”, vi sono anche risvolti molto pratici: si tolgono opportunità ai colleghi che solo in subordine all’assenza di assistenti sanitari potranno aspirare ad occupare postazioni nei servizi vaccinali. Ciò vale per l’infermiere che per l’infermiere pediatrico.
Altra vicenda, la cui protagonista risulta essere un’azienda ospedaliera del Veneto, riguarda il progetto degli OSS strumentisti che siamo riusciti a bloccare, grazie all’impegno e determinazione del Presidente del Coordinamento regionale e di tutti i colleghi Presidenti OPI, attingendo e facendo riferimento alle attuali normative sulla responsabilità in cui il profilo risulta essere centrale. Per quanto sopra si è suggerito di non perdere occasione per valorizzare il profilo professionale che ci siamo conquistati nel 1999 e che se ritenessimo di doverlo “aggiornare”, in alcune delle sue parti, sia strategico ponderare bene e condividere le ipotesi di trasformazione.